Ricerche


Il marchio dell'abduction

Autore: Corrado Malanga
Tipo: Ricerche
Data: Febbraio 2004
Visite: 1141

Molti sono i segni che distinguono un addotto da chi non ha mai avuto problemi di abduction: alcuni sono segni interni, legati alle esperienze vissute, ricordi indelebili ma allo stesso tempo nascosti nelle pieghe dell’inconscio, e solo alcuni esperti al mondo possono, con una certa difficoltà, rendersi conto della loro presenza. Altri segni, invece, sono decisamente più visibili: si tratta delle famose cicatrici presenti sul corpo degli addotti.

All'origine di questo lavoro c’è la prima storica cicatrice, scoperta e segnalata da Budd Hopkins (USA) e mostrata anche nel film Intruders, tramite il quale, con l’ausilio della finzione scenica, la sua esistenza fu resa nota ad un pubblico ancora incredulo. Questa cicatrice è molto comune sugli addotti, anche se non sempre sembra presente. Mi sono imbattuto per la prima volta in essa tanti anni fa, mentre stavo lavorando ad un caso che rappresentò il punto di partenza per le mie ricerche: il caso Lonzi, a Genova. C'è un intero libro (Gli UFO nella mente) dedicato alla sua storia e non voglio, in questa sede, addentrarmi ancora una volta nella vicenda vissuta da Valerio Lonzi, che lui stesso ha più volte raccontato sui network televisivi nazionali; voglio solamente mettere in risalto alcuni particolari di questo tipo di cicatrice.

Negli ultimi anni molti mi hanno chiesto, dopo una delle tante conferenze oppure dopo aver letto qualche mio lavoro, com'è fatta questa cicatrice. Nella prima edizione del libro or ora nominato c’era anche una fotografia della tibia di Valerio, sulla quale la suddetta cicatrice faceva bella mostra di sé, ma già nella seconda edizione le fotografie erano state eliminate, per problemi di costi di stampa (?), e tale preziosa informazione era, purtroppo, diventata inaccessibile al lettore. D’altra parte, nessun centro ufologico italiano aveva mai pubblicato studi sull'argomento e quindi nessuno, in Italia, si era mai trovato davanti ad una foto di questa “stranezza”, diventando, in tal modo, capace di appurare se sul suo corpo ci fosse qualcosa di simile...

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